12 dicembre

Secondo appuntamento Assemblea su Antifascismo e Repressione

Il prossimo 17 aprile, a Brescia, si terrà il secondo appuntamento dell’assemblea antifascista e contro la repressione. A distanza di qualche mese dall’incontro che si è svolto a Napoli lo scorso 6 febbraio e di cui riportiamo in allegato il verbale, vorremmo provare a portare avanti il ragionamento che nella prima assemblea ha dato modo ai compagni delle realtà nazionali di presentarsi e di fare il punto della lotta antifascista nelle varie città. Alcuni spunti di discussione sono emersi dalla scorsa assemblea e rappresentano le battute finali del verbale che alleghiamo. Non possiamo però non tenere in considerazione quanto accaduto nei mesi intercorsi nell’ambito della lotta al fascismo. Rileviamo una serie di aggressioni in tutta Italia,nonché la detenzione indiscriminata di due compagni veronesi, la cui sentenza è stata emessa proprio in questi giorni. Per questo, proseguendo sulle suddette due linee direttive principali, vorremmo cercare di tenere in considerazione nello sviluppo dell’assemblea anche i contributi che i tutti i compagni hanno fornito e gli sviluppi delle lotte. Ribadiamo quindi l’esigenza di un lavoro al fine di non isolare i compagni e le lotte, pertanto questo appello ha come obiettivo allargare la partecipazione a tutti i compagni che vogliono proseguire nel confronto.
Come già accaduto per lo scorso 12 dicembre, (per i dettagli rimandiamo al sito www.12dicembre.net) i compagni e le compagne dell’assemblea proporranno un manifesto da affiggere nelle varie città per il prossimo 25 aprile. Per ragioni di tempo, sarà ovviamente pronto soltanto nella sua veste grafica, in quanto le parole d’ordine saranno frutto del prossimo incontro:

SABATO 17 APRILE 2010, ORE 14, PRESSO IL CENTRO SOCIALE “28 MAGGIO” DI ROVATO (BRESCIA)

Per maggiori informazioni sul prossimo incontro: nustume@libero.it

Per ulteriori informazioni su come arrivare, trasporti, alloggio, ecc: reteantifascista.bs@gmail.com

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Nelle giornate che hanno preceduto il 40esimo anniversario della strage di Piazza Fontana, avevamo espresso in maniera decisa la necessità di declinare la pratica antifascista in maniera più ragionata, attraverso un’analisi che tenesse conto anche di quanto su questo terreno il movimento di classe aveva prodotto nelle diverse realtà della nostra penisola. Il 12 dicembre 2009 ha dunque rappresentato, oltre che la simbolica ricorrenza della manovra stragista dello Stato, anche un momento di riflessione rispetto alle nuove articolazioni del neofascismo. C’è chi si è concentrato sulla stretta relazione esistente tra vecchie e nuove tendenze autoritarie, chi ha messo in evidenza il continuo sabotaggio delle lotte sociali (oggi come allora represse dal braccio armato dello Stato e ignorate dai media mainstream), chi ha puntato allo smascheramento dei fascisti “riciclati” negli apparati amministrativi, chi ha guardato con maggiore interesse ai legami mai interrotti tra lo squadrismo fascista e la destra istituzionale, e chi - in ultima analisi – ha focalizzato l’attenzione su due fenomeni ormai usciti dagli argini: la deriva xenofoba e razzista che interessa ogni città e quartiere d’Italia e l’affondo revisionista che punta alla riscrittura della Storia e allo sdoganamento dei fascisti di ieri e di oggi.

Praticare oggi l’antifascismo significa quindi declinare e coordinare le articolazioni di cui esso vive sforzandoci di elaborare un paradigma teorico e pratico valido per le differenti situazioni che ci si profilano di fronte. Nell’invitare ad una discussione di questo calibro crediamo anche che non si possa prescindere dal riconoscere la triplice base su cui esso debba necessariamente poggiare, ovvero quella sociale, quella culturale e quella militante. Così come non si può prescindere, pensando ad un coordinamento nazionale, dalla costruzione di una rete di mutuo soccorso e solidarietà attiva capace di prendere collettivamente parola di fronte ai sempre più frequenti casi di repressione. Per questo crediamo sia arrivato il momento di promuovere una giornata nazionale di dibattito che ponga a confronto le diverse realtà che su questo terreno si muovono, e che questo terreno praticano, indicando sommariamente alcuni spunti di riflessione che ci auguriamo potranno essere oggetto di dibattito il prossimo 6 febbraio.

- la costruzione di un fronte comune capace di controbattere alla campagna revisionista che da anni è in corso nel nostro paese e che vede nell’attacco alla resistenza comunista il proprio architrave;

- la costruzione di una rete nazionale capace di amplificare, promuovere e socializzare quanto viene prodotto e fatto localmente e al tempo stesso in grado di riannodare il filo rosso della solidarietà militante;

- la costruzione di uno spazio di dibattito nazionale che partendo dalla nuova composizione sociale della classe sia in grado di inquadrare in termini più ampi il fenomeno razzista e xenofobo ed i compiti del movimento di classe;

Abbiamo appositamente stilato questo breve appello in una forma semplice, senza entrare nel cuore delle singole questioni e senza avere la pretesa di avere già una chiave di volta perché convinti che dovrà essere la discussione del 6 febbraio prossimo a darci una parziale risposta ai molti nodi oggi esistenti.



NAPOLI
- SABATO 6 FEBBRAIO ORE 15:00
  - DOMENICA 7 FEBBRAIO ORE 10:30


 presso: CENTRO CULTURALE "LA CITTA' DEL SOLE"

vico san giuseppe maffei a san gregorio armeno N.18

ANTIFASCISTI E ANTIFASCISTE

Per il pernottamento contattateci al nostro indirizzo e-mail: corteo12dicembre@gmail.com

N.B. L'appuntamento del 7 alle 10 e 30 del mattino è previsto esclusivamente nel caso in cui l'assemblea non riuscisse a chiudere i lavori entro la sera di sabato 6

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Nelle righe sottostanti abbiamo provato a riassumere alcuni concetti fondamentali per lanciare parole d'ordine condivise da inserire in un manifesto comune; un manifesto che contenga i contenuti espressi dalle singole realtà nell'analisi che ci avvicina al 40esimo anniversario di Piazza Fontana. Quest'appello vuole essere uno spunto di riflessione iniziale, necessario per ragionare su una strategia comune di risposta all'attacco che gli agenti di Stato stanno mettendo in campo.

L’evidente impossibilità di uscire rapidamente dalla crisi economica e la volontà politica di non dare risposte alle emergenze sociali sempre più diffuse e stringenti, porta i padroni di oggi a rendere sfacciata la brutalità repressiva dello Stato; si assiste, infatti, ad un proliferare di teorie repressive (tolleranza zero, "broken windows", le nuove regolamentazioni sui CIE) che l'altalena di Governi si preoccupa di codificare senza il benché minimo pudore.
In una fase di crisi come questa, dunque, l’esigenza di costruire paradigmi ossessivi di controllo diviene un elemento sempre più improrogabile e indispensabile per chi vuole imbavagliare le lotte sociali, per chi immagina una nuova ossatura repressiva dello Stato.
In questo quadro vanno ascritte le approvazioni di leggi schiettamente reazionarie, studiate con l'intento di ridefinire unilateralmente i rapporti sociali. Il pacchetto sicurezza, congiuntamente ad una vera e propria strategia della paura, costituisce uno dei principali capisaldi del nuovo disegno di Stato.
Sarebbe impossibile elencare tutti gli avvenimenti che negli ultimi tempi hanno testimoniato la nuova deriva fascista che sta assumendo l'apparato di Stato.
Possiamo però individuare delle tendenze di carattere generale, che partono dal controllo e dal ricatto sui posti di lavoro per arrivare alle accuse per reati associativi.
A questo si somma una politica volta a restringere gli spazi di agibilità politica di chi giorno dopo giorno si spende nelle lotte sociali. Ne è prova anche la tattica di sgomberi dei posti occupati che ha preso piede in numerose città italiane (in primis Catania, Roma e Torino). Un vero e proprio piano di repressione del dissenso, che trova il suo apice nella formulazione di fantasiosi teoremi eversivi che hanno condotto alla criminalizzazione di numerosi compagni: toscani e veronesi, studenti milanesi, compagni romani, catanesi, parmensi fino alle pesantissime condanne comminiate per il G8 di Genova nel 2001. Si percepisce nitidamente, dunque, la necessità di una riflessione che consenta di far emergere dalle diverse territorialità un'unica voce d'indignazione; crediamo sia necessario confrontare le diverse esperienze per produrre un'analisi comune che denunci e smascheri una piattaforma repressiva che da tempo ormai si è svezzata in ogni regione d'Italia.
Terminale ultimo di questa manovra è il foraggiamento (politico ed economico) di gruppi e gruppuscoli di neofascisti, gettati nelle nostre strade, nei nostri quartieri, nelle nostre facoltà e nei luoghi di lavoro (ne è testimone il recente atto squadrista subito dagli operai dell'Eutelia di Roma, attaccati da fascisti pagati da Samuele Landi, figlio del padrone, durante l'occupazione della loro fabbrica) con il compito di sempre: ostacolare lo sviluppo di prospettive antisistemiche e prestare il braccio armato al padronato di turno. Oggi come ieri, negli anni dello stragismo, i fascisti cercano di saldare l'azione squadrista con le necessità di uno Stato pronto a declinare nuovi paradigmi securitari; la dose di "populismo ribellistico" a malapena camuffa la strategia reazionaria a cui i nuovi infami in camicia nera si sono asserviti: è sotto gli occhi di tutti il loro agire, l'Italia intera li vede schierati in difesa dei poteri forti e dei grandi interessi economici.
La reattività dimostrata dai compagni di tutta Italia in seguito a questa nuova offensiva è determinante per capire quanto attuale sia la piaga neofascista e quanto sia urgente elaborare un piano basato su un'analisi collettiva e su risposte dislocate nei singoli territori.
Crediamo perciò necessario provare a costruire questa riflessione, al fine di rilanciare nelle varie città la data del 12 dicembre. Una data che non ci sentiamo solo di commemorare, ma anche di inquadrare sotto una nuova luce; un lungo lavoro contro-informativo che da quarant'anni evidenzia un filo ininterrotto tra le Autorità di oggi e le strategie di repressione messe a punto nelle passate stagioni di lotta. Rielaborare questo disegno significa, oggi, rispondere alla necessità di dare un segnale forte in difesa delle nostre lotte, contro il fascismo, il razzismo e le loro derive più immediate (sessismo, omofobia…)
Pensiamo, infine, che questa data possa essere utile anche per dare respiro a riflessioni più ampie che partendo dalle strategie della tensione, passando per l'omicidio di Pinelli, arrivino fino alla vicenda di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e ai fatti del San Paolo di Milano. Una riflessione, in breve, sulla repressione, sull’antifascismo e sulla capacità dello Stato di assolvere se stesso.

Lanciamo un appello a tutte le realtà politiche affinché si comincino a elaborare delle parole d’ordine condivise, semplici, immediate, ma in grado di ripristinare un senso comune e di dare una risposta unitaria all’attacco contro i movimenti.

Le riforme dell'istruzione e del mercato del lavoro, le leggi anti-immigrazione e la distruzione dello stato sociale sono il piano generale su cui si muove l'attacco. E' necessario rispondere uniti contro chi sfrutta ed opprime!

Fermiamo l’ondata repressiva e securitaria. Blocchiamo l’insediamento dei neofascisti nelle nostre città. Lo Stato li assolve, i padroni li sostengono. Oggi più che mai l'antifascismo non può essere delegato!

Gli spazi occupati, gli spazi restituiti alla popolazione nelle città , nei quartieri, nelle università sono il primo obiettivo: sgomberi, intimidazioni e minacce sono all'ordine del giorno. Noi rispondiamo: gli spazi occupati non si toccano, la Resistenza continua!

Contro l'impunità dello Stato e dei suoi agenti. Da Pinelli a Carlo, da Federico Aldovrandi a Stefano Cucchi: gli omicidi di Stato non fermano le nostre lotte e alimentano solo la nostra rabbia!

ANTIFASCISTE E ANTIFASCISTI


SABATO 17 APRILE 2010,
ORE 14, PRESSO IL CENTRO SOCIALE “28 MAGGIO”
DI ROVATO (BRESCIA)
 

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